Casa degli Assi: un reality sul poker per tutti?

Casa degli Assi un reality sul poker per tutti

Un format rivolto al grande pubblico e non soltanto agli addetti ai lavori. Questa la prima analisi sulla Casa degli Assi, reality sul poker in onda su Italia 2 e prodotto da Pokerstars. Il Texas Hold’em torna nella televisione generalista con un programma diverso il cui scopo, probabilmente, è quello di ricercar un nuovo pubblico.

Per il mondo del poker il periodo in questione non è certamente un Eldorado. Sempre di più si parla di diminuzione del traffico, di percentuali ridotte e di calo dell'utenza. Sarà colpa della crisi, dell’assenza di nuove strategie oppure della mancanza di idee innovative, ma oggi come oggi la situazione è piuttosto drammatica. Come portare nuova utenza, dunque, in un mercato che continua a rimpicciolirsi? Una delle risposte di Pokerstars, colosso dell'online che nel mondo detiene il primato assoluto, è stata quella di investire nuovamente nella televisione generalista attraverso un talent show di cui si è parlato a lungo,intitolato la Casa degli Assi e in onda su Italia 2.

Casa degli Assi: un programma non di nicchia

Un’iniziativa, portata avanti dalla poker room dalla picca rossa, che è stata sulla bocca di tutti alla fine del mese di febbraio e di cui ultimamente si è parlato poco. E allora cominciamo col dire subito una cosa: anche se vi partecipano personaggi illustri come Luca Pagano e Alberto Russo, la Casa degli Assi non è un programma per addetti ai lavori o per gli appassionati avvezzi da tempo a questa disciplina: lo si evince facilmente da molti aspetti, su tutti il posizionamento del programma in un canale generalista a preponderanza maschile. Una trasmissione del genere, infatti, in cui spesso si parla dei primi rudimenti del Texas Hold’em, non avrebbe avuto senso su un canale tematico come PokerItalia 24.

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A metà tra reality, talent show e trasmissione di poker

E allora andiamo per gradi e cominciamo subito ad analizzare il format della Casa degli Assi. La prima cosa da dire, dunque, è che oltre al poker c’è molto di più. E infatti la trasmissione per certi versi appare come un ibrido tra un programma di Texas Hold’em, un reality stile Grande Fratello ed un talent show. C’è spazio, quindi, per i rapporti umani, per il confessionale stile Grande Fratello, per le litigate che creano audience, ma c’è anche spazio per la tecnica, per lo studio della disciplina, per il tavolo verde e per discipline parallele che servono a sviluppare caratteristiche utili per comportarsi di fronte all’avversario.

Un esempio pratico: la terza puntata

Per fare un esempio nel corso della terza puntata, quella relativa al secondo giorno di permanenza nella Casa degli Assi, i partecipanti hanno dovuto effettuare una prova parallela in base alla quale dovevano cogliere attraverso lo scatto di una macchina fotografica la vera essenza del Marocco (è la nazione dove è posta la casa). Una prova anch’essa valida, come il tavolo finale di fine puntata, ad incassare chips e punteggi per la vittoria finale. Non dimentichiamoci, quindi, che parliamo sempre di un talent show il cui vincitore avrà in palio 50.000 euro in gettoni d’oro.

Scopo della trasmissione: nuovi proseliti?

Per certi versi, dunque, la scelta di impostare il format in questa maniera “ibrida” potrebbe sembrare poco ortodossa rispetto al pubblico pokeristico che conosciamo. Tuttavia lo scopo di questa trasmissione non è certamente quello di fidelizzare un pubblico già fidelizzato, ma probabilmente quello di acquisirne uno nuovo. Se le cose stanno così, un programma troppo tecnico, dove viene utilizzato un linguaggio troppo pokeristico e conosciuto soltanto da addetti ai lavori, sarebbe addirittura controproducente.

Avvicinare il gande pubblico al Texas Hold’em

Da qui la scelta di far entrare nel gioco dei player avvezzi al gioco che, tuttavia, non sono dei veri professionisti. Infatti, qualora si fosse verificata questa seconda ipotesi, sarebbe stato necessario un format ben diverso da quello della Casa degli Assi. Certo, se si parla di poker la nostra preferenza va sicuramente verso vedere un tavolo finale di un EPT, specie se vinto da un italiano, ma l’idea portata avanti da Pokerstars è interessante e potrebbe essere una nuova chiave di lettura per avvicinare il grande pubblico verso il Texas Hold’em.