Da Filippo Candio, al tg5, all’UE: alcune riflessioni

Da Filippo Candio, al tg5, all’UE: alcune riflessioni

Qual è la situazione della tassazione in Italia? Per quanto riguarda il poker è piuttosto difficile da delineare. E la vicenda di Filippo Candio al tg5 ci insegna quanto ancora l’ignoranza regni sovrana. A distanza di giorni, però, forse per uno strano caso del destino, a mettere nero su bianco ci pensa la Commissione Europea, ma il suo parere non è vincolante.

“Canale 5 mi ha proposto un intervista per il diritto di replica. Come ho deciso di non querelare, ho deciso di non replicare. Ringrazio Claudio della Seta ma non ho intenzione di diventare un caso nazionale. Ci sono ben più importanti problemi dei quali occuparsi. Credo che quando ne avrò voglia replicherò attraverso altri mezzi di informazione magari meno famosi ma più "inerenti" al mondo del poker. Perché alla fine mi sono reso conto che il Poker è "il mio mondo".

Filippo Candio nega al Tg5 l’intervista per il diritto di replica

Con queste parole Filippo Candio dopo il servizio andato in onda su canale 5, risponde al caporedattore del tg5, Claudio della Seta, ringraziandolo ma allo stesso tempo senza cambiare posizione. E se da un lato questa vicenda riporta alla luce un’inchiesta che risale agli anni passati, dall’altro il momento ci sembra propizio per un’ulteriore riflessione sulla tassazione inerente alle vincite ottenute all’estero. I casi, da questo punto di vista, sono due: o si parla di vittorie al di fuori dell’Unione Europea, tra cui quelle negli Stati Uniti, oppure di premi vinti all’interno di un paese membro della Comunità.

Tassazione e vincite nei tornei di poker negli stati dell’UE

E allora, partendo dalla vicenda di Filippo Candio, proiettiamoci verso il nuovo Continente. In questo caso, infatti, il sistema è piuttosto complicato ed il rischio è quello di incappare in una doppia tassazione qualora non si svolgano le giuste procedure. Per quanto riguarda il secondo caso, invece, ovvero quello che riguarda le vincite ottenute negli Stati membri la situazione potrebbe cambiare drasticamente a favore (per fortuna) dei giocatori di poker.

Il ricorso di Cristiano Blanco alla Corte di Giustizia Europea

A portare alla luce la vicenda legata alla tassazione italiana è stato il ricorso effettuato da Cristiano Blanco (e da un altro giocatore rimasto anonimo) che non aveva dichiarato le vincite all’estero e a cui il fisco italiano aveva chiesto 550.000 euro. Pomo della discordia la normativa italiana che appare contraddittoria dal momento che le vincite nel nostro paese vengono tassate direttamente dalla Casa da gioco, mentre quelle ottenute all’estero sono soggette ad Irpef. In merito a questa vicenda la Commissione Europea ha suggerito alla corte di Giustizia Europea quanto segue:

L’articolo 56 TFUE osta ad una legislazione, come quella italiana descritta dal giudice di rinvio, che assoggetti a imposta sul reddito le vincite da gioco conseguite in case da gioco stabilite in altri Stati membri, e che al contrario non assoggetti alla stessa imposta le vincite al gioco conseguite in case da gioco stabilite in Italia”. Per il momento, dunque, quello espresso dalla Commissione Europea, è soltanto un parere che, tuttavia, non fa altro che condannare la tassazione italiana. Secondo la commissione, infatti, questo sistema non serve e bloccare il riciclaggio di denaro sporco, né ad evitare le ludopatie.

Riflessioni sui casi di Filippo Candio e Cristiano Blanco

E allora ci chiediamo ancora una volta in base a quale ragione i giocatori di poker vengono ancora discriminati così tanto sia dai media quanto dal fisco. Gli esempi di Filippo Candio e Cristiano Blanco ci sembrano, infatti, emblematici, visto che per il pro sardo parliamo di vicende avvenute diverso tempo fa, mentre per il secondo di vincite ottenute negli Stati Comunitari. E in questo caso è la stessa UE a condannare un sistema di tassazione discriminatorio, antiquato e soprattutto inadeguato.