Poker online e tasse, Bonanni apre la polemica

poker online e tassazione la polemica

Il leader della CISL Raffaele Bonanni si scaglia contro il poker online e la sua tassazione. Il problema che i dati che cita sono completamente errati. I soldi vanno cercati in altri posti.

Poker online, 50 miliardi di fatturato?

Il primo atto di Bonanni contro il poker online riguarda l’ammonto del fatturato di questo settore, a sua detta 50 miliardi di euro all’anno, che sono per giunta tassati solo al 0.46%. Questa dichiarazione, fatta venerdì durante un convegno del sindacato a Magnano in Riviera, è stata seguita con una precisa accusa nei confronti delle “lobbies” del gioco in Italia che operano per mantenere questo regime di tassazione. Un aumento della tassazione, secondo Bonanni, potrebbe contribuire in modo significativo alla riduzione della voragine finanziaria italiana.

Prima di tutto mettiamo i puntini sulle “i”: I dati sulla raccolta del 2013 non sono ancora chiaramente disponibili, ma quelli del 2012 sono apereti a tutti, basta accedere al sito dell’AAMS e controllare: fra poker a torneo e cash game, nel 2012 la spesa è stata di 360.626.292€. La spesa, proprio secondo la definizione dell’AAMS, è la differenza fra la raccolta, sarebbe a dire quello che i giocatori hanno investito nel gioco, e quello che hanno ricevuto indietro in vincite. In inglese Gross Gaming Revenue. Questa è la somma che può essere tassata in qualsiasi business, e non quindi i 50 miliardi che i “lobbisti” per primi stanno ancora sognando...

Tassare di più il poker online

Bonanni continua affermando che la tassazione sul poker online, attualmente al 0.46% andrebbe alzata al 22%. Sempre sui circa 360 milioni di Euro, l’erario ha incassato nel 2012 circa 78 milioni di euro in tasse, che corrispondono circa al famoso 22% di cui parla Raffaele Bonanni. Ma allora questi 0.46% da dove vengono?

Poker online: un mercato in contrazione

Tutte queste proposte di aumento di tassazione non prendono assolutamente in considerazione la situazione del mercato del poker online, in netta contrazione da oltre 1 anno dopo il boom che ha seguiro il lancio del poker a torneo e quello del cash game nell’estate del 2011.

Gli operatori sono scesi da 274 nel 2011 a 143 nel 2012. I dati per il 2013 non sono ancora stati pubblicati. La crisi si esprime anche nella diminuzione della spesa nel 2012, a quota -7% rispetto al 2011. A questo vanno ad aggiungersi le notizie sul crescente numero di giocatori professionisti di poker italiani che si trasferiscono all’estero, principalmente a Malta, per poter giocare liberamente e legalmente sulle room estere. Il motivo: la possibilità di guadagnare molti più soldi grazie a un mercato molto più ampio. Motivi di tassazione non sono stati citati.

Tutto questo ancora prima di aver menzionato il fatto che le room “punto com” sono comunque ancora raggiungibili anche dall’Italia. Qualsiasi “geek” principiante sa come farlo. E li, come si sa, la tassazione è a zero.

Una polemica che probabilmente non si calmerà così presto, soprattutto a causa della disinformazione che regna in questi settori dove almeno il guadagno politico con certe affermazioni è assicurato.