Full Tilt Poker: Ray Bitar arrestato dall’FBI

Full Tilt Poker Ray Bitar arrestato dall’FBI

145 anni di carcere e diversi capi di accusa. E’ la pena che rischia Ray Bitar, amministratore delegato di Full Tilt Poker, che dopo un anno e mezzo passato in Irlanda è tornato negli Stati Uniti. Dunque, quale sarà il futuro della Red Room e soprattutto dei player che devono ricevere del denaro dalla Red Room?

Dopo un anno e mezzo di assenza dagli Stati Uniti, Ray Bitar, amministratore delegato di Full Tilt Poker, è finalmente tornato nel suo paese. Ma una volta messo piede nell’aeroporto internazionale John F. Kennedy viene arrestato dall’FBI. Bitar, che dopo le accuse era rimasto in Irlanda presso la sede della Red Room, si sarebbe arreso volontariamente alle forze dell’ordine. E’ quanto confermano alcune importanti testate americane online come The Wall Street Journal, l'Huffington Post, Daily News e altri.

Ray Bitar rischia 145 anni di carcere

Durante l’udienza, avvenuta in un tardo pomeriggio estivo, l’amministratore delegato di Full Tilt Poker si è dichiarato non colpevole davanti alle accuse che gli sono state mosse nel tribunale federale di Manhattan, ma nonostante questo rischia fino a 145 anni di carcere. Preet Bahara, procuratore degli Stati Uniti di Manhattan, ha, infatti, affermato che Full Tilt Poker operava come una truffa a schema Ponzi.

Le accuse mosse dai procuratori federali

A questo i procuratori federali hanno aggiunto che, secondo loro, Ray Bitar ha indotto in errore i clienti di Full Tilt Poker circa il fatto che la Red Room non poteva ripagarli dopo che il Governo Americano aveva deciso per la chiusura del sito. Tuttavia la vera ragione per cui i fondi non sono stati mai sbloccati, secondo il governo, risiede nel fatto che i soldi erano stati utilizzati dalla società e distribuiti tra i proprietari della Red Room come potete vedere da questo infogramma creato dal portale USA PokerFuse intitolato "Dove Sono i tuoi soldi?".

A tal proposito l'assistente procuratore Arlo Devlin-Brown ha dichiarato che Bitar avrebbe mentito ai propri clienti assicurandoli che i loro fondi non sarebbero stati mescolati con quelli aziendali. Ha dichiarato, inoltre, che le autorità avevano dichiarato che a Ray Bitar ed altri proprietari sono stati pagati più di 430 milioni, mentre soltanto 60 o 70 milioni sarebbero rimasti nei conti della compagnia per rimborsare i player che pensavano di averne 350, metà dei quali appartenenti ai cittadini americani.

La risposta dell’amministratore delegato di Full Tilt Poker

"Sono tornato volontariamente negli Stati Uniti dal quartier generale di Full Tilt in Irlanda per affrontare le accuse contro di me - ha dichiarato Bitar in un comunicato - So che molte persone sono molto arrabbiate con me e capisco anche il perché. Full Tilt non sarebbe dovuto mai entrare in una posizione in cui non poteva ripagare i fondi dei giocatori. Negli ultimi 15 mesi ho lavorato molto sulle soluzioni possibili per rimborsare i giocatori".

Il fatto di essere tornato oggi - ha proseguito Bitar - è parte integrante di questo processo. Credo che siamo vicini alla fine di una strada molto lunga, e continuerò a fare tutto ciò che è necessario per ottenere il rimborso dei giocatori. Spero che tutto ciò accadrà presto". Per il momento, però, quella di Ray Bitar rappresenta la più importante cattura per i procuratori di Manhattan che lo scorso anno avevano incriminato 11 persone nel settore del poker online e del gioco d’azzardo illegale.

Pokerstars: quale sarà il suo ruolo?

Resta da capire ora quale sarà il futuro dei giocatori di poker che hanno ancora i fondi bloccati su Full Tilt Pokere e soprattutto quale sarà il ruolo di Pokerstars nell’ambito della trattativa. Sarà vero che il colosso del poker online pagherà di tasca propria tutti quei player che devono ricevere del denaro dalla Red Room? Per il momento possiamo soltanto attendere e vedere quali saranno le prossime mosse di Pokerstars e del Doj.