Harry Reid, lo scenario del poker online

Harry Reid lo scenario del poker online

Tempo di cambiamenti nel mercato del poker online con l’ingresso prepotente del capogruppo dei senatori democratici, Harry Reid. E senza due concorrenti scomodi come Full Tilt Poker e Pokerstars sembra proprio che i tempi siano maturi per una regolamentazione a favore dei boss di Las Vegas. Secondo molti dietro il Black Friday ci sarebbe proprio la mano del senatore.

Sono passati più di quattro mesi dal Black Friday e sembra proprio che ora come ora gli equilibri del potere nel mondo del poker online stiano cambiando drasticamente. A fare il suo ingresso in questo mercato c’è il capogruppo dei senatori democratici Harry Reid, la cui campagna elettorale, guarda caso, è stata finanziata dalle influenti multinazionali del Nevada Caesars Entertainment e MGM Resort.

Il tentato “golpe” del 2010

Harry Reid, nemico giurato di Full Tilt Poker e PokerStars, secondo molti pareri sarebbe il “Deus ex machina” che si cela dietro l’inchiesta del Dipartimento di Giustizia di Manhattan, che ha gettato nella polvere i colossi del poker online. Il primo tentativo di mettere i bastoni tra le ruote alle due poker room offshore che operavano negli USA c’era stato già nel 2010, quando Reid aveva presentato un disegno di legge che avrebbe favorito i boss di Las Vegas. Tuttavia la reazione della Poker Players Alliance (PPA) non si era fatta attendere e aveva stroncato sul nascere i progetti del senatore democratico.

Un nuovo scenario

Soltanto quattro mesi dopo, però, le intenzioni di Harry Reid venivano realizzate, guarda caso, dalla procura di New York che scacciava dal territorio statunitense i quattro colossi più importanti del mercato del poker online. Dunque, senza due scomodi concorrenti come Full Tilt Poker e PokerStars, sembra proprio che i tempi siano maturi per un nuovo monopolio del mercato da parte dei boss di Las Vegas. E il senatore democratico ha dichiarato che un disegno di legge per la regolamentazione del poker online verrà approvato entro la fine del 2011. L’unico interrogativo adesso è rappresentato soltanto dalle riserve indiane che vogliono a tutti i costi essere incluse in questo nuovo business.