Una call un po’ particolare

07/05/12
Scritto da lorenzo6tr il 07 Maggio 2012 - 10:39

Qualche settimana fa mi trovavo al Seminole Resort and Casino nei pressi di Miami per una sessione di Texas Hold’em giocato in modalità cash game. Onestamente quel casinò non è dei miei favoriti, ma la presenza di una rock star di prestigio aveva attratto molti fish ai tavoli, e come sapete i fish attirano gli squali.

Dopo aver osservato per qualche minuto quale fosse il miglior tavolo a cui sedersi, prendo la mia decisione e come sempre lo faccio entro con il massimo ammontare consentito. Sin dall’inizio un giocatore in particolare attira la mia attenzione: si trattava di un giovane più o meno sulla trentina giunto in città, per suo dire, solo per il concerto. Il ragazzo era l’emblema vivente del giocatore loose aggressive: vestiti sgargianti, commenti alle mani, battute e, ciliegina sulla torta, una tendenza a bere un bloody mary dopo l’altro. Il suo bicchiere era sempre pieno un po’ come il suo porta chips: era seduto infatti davanti a un grandissimo stack, probabilmente ottenuto vincendo una monster hand.

Il momento giusto

La strategia migliore per battere questo tipo di giocatore è quella di aspettare una monster hand con cui provocarlo e fargli credere di essere deboli. Questo player infatti ama fare il bullo del tavolo, spesso costrigendo a foldare i giocatori più tight con puntate esagerate e con poco senso. Dimostrarsi weak con in mano una monster è dunque la strategia vincente.

Dopo un paio di ore lego la mia monster hand: ho in mano 22 su un board 25K con due carte a cuori. Mr Jim, il suo vero nome lo ignoro, aveva rilanciato pre flop e di conseguenza mi aspetto una continuation bet, che prontamente arriva. Come sapete non consiglio quasi mai di fare slow play nel Texas Hold’em ma in alcuni casi possiamo fare delle eccezioni, in particolare contro avversari del genere.

Full House

Il turn porta il 5 di cuori e il river il J di cuori: ho in mano un full e la speranza mia è che Jim, avendo rilanciato preflop, abbia in mano l’asso di cuori. La mia condotta della mano estremamente passiva e il suo continuo parlare lo hanno distratto: Jim non ha nemmeno l’idea che il suo colore all’asso di cuori non sia la miglior mano. Putroppo lo scoprirà di li a poco. Come nelle mani ideali di Texas Hold’em cash game rispondo alla sua bet al river con un all in che Jim, oramai pot committed, non può che chiamare confrontandosi con la mia mano. Un “nice hand” a denti stretti è stata la sua ultima frase per quel giorno.

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