Un casinò un po’ particolare - parte 2

04/10/11
Scritto da lorenzo6tr il 04 Ottobre 2011 - 14:50

...Continua dalla scorsa settimana...

Il livello di loosness del tavolo è incredibile, gli stacks vengono passati da un giocatore all’altro con una facilità mostrusosa e lo stile dei players è tipico del turista, ovvero collare il più possibile senza dimostrare la benchè minima aggressività.


I turisti giocano in preda ai fumi dell’alcol

Aggiungiamo poi una certa propensione all’alcolizzarsi, sacrosanta quando si è in vacanza ma letale quando si è seduti ad un tavolo di Texas Hold’em, ed ecco che basta aspettare di avere in mano qualcosa di buono per “prelevare” pesantemente ad uno dei bancomat in carne ed ossa che mi trovo di fronte.

Dopo qualche giro di blinds lego un colore nuts, che mi viene pagato senza esitazione da un caro amico inglese, visibilmente alticcio. Altro giro altra corsa. Lego un set sul flop dopo aver chiamato un rilancio di un player super aggressivo, il quale si rende conto troppo tardi che la sua coppia di QQ non è più la mano migliore. Stizzito dal mio set mi accusa di essere dannatamente fortunato e se ne va senza battere ciglio. E la gente continua a chiamarla fortuna...

La giornata è veramente incredibile e può essere paragonata ad una di quelle battute di pesca durante le quali si attacca di tutto al nostro amo. Dopotutto è sempre di fiches (in inglese la parola suona come fish, pesce) che stiamo parlando no!?

Normalmente quando sono all’Hard Rock Casinò mi prendo una pausa dal gioco per andare a pranzo al ristorante giapponese: uno dei migliori di Miami se si considera il rapporto qualità prezzo e il livello delle cameriere.... Ma la giornata è troppo profittevole, ed abbandonare una partita del genere sarebbe immorale nei confronti dei principi del buon giocatore di Texas Hold’em. Decido di ordinare al tavolo un hamburger che ingurgito in un istante. Ho un obbiettivo e nulla mi può distrarre dal conseguirlo, neppure 1 libbra di carne sugosa. Nemmeno il mio nuovo amico Antonio di Brindisi, appena sedutosi di fianco a me e che mi confessa di essere un assiduo lettore di Poker.it.

Dulcis in fundo

Ma purtroppo per me la giornata volge al termine e i players rimasti al tavolo si fanno via via meno numerosi, prima 7 poi 5 fino ad arrivare a 2 ovvero io ed un ragazzo americano tutto muscoli e poco cervello. Il giocatore incarna il tipico bullo del tavolo da poker, il quale, dopo avermi sfidato in un Heads Up di Texas Hold’em, si diverte a rilanciare e controrilanciare con eccessiva facilità.

Purtroppo per lui ho una serie di mani positive, una dietro l’altra, tutte pagate a caro prezzo dal bullo, il quale non conosce il significato della parola fold, mani che pongono termine alla partita più presto di quanto sperassi. Presto per modo di dire visto che sono le 4 del mattino e mi accorgo di essere seduto al tavolo da circa 16 ore. Di sicuro tanto tempo, ma non abbastanza per chi è risucito anche a giocare 36 ore filate come il sottoscritto. Mi alzo e mi dirigo alla macchina, nel frattempo rimasta l’unica all’interno del nuovo parcheggio dell’Hard Rock, ringraziando gli dei del Texas Hold’em per avermi regalato questo casinò un po’ particolare proprio a due passi da casa mia.

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