Voi usate la strategia short stack nel cash game?

Cash game: la strategia short stack è utile

In cosa consiste e come si applica esattamente la short stack strategy nel cash game? Di seguito qualche delucidazione sull’argomento: provate a vedere se sapete bene di cosa si tratta, e se in caso già la usiate, la stiate applicando nel modo corretto.

Short stack strategy, una delle più usate nel cash game

Il poker cash game è appezzato tantissimo dai giocatori professionisti per i quali rappresenta una delle principali fonti di entrata, ma anche i giocatori “dilettanti” non disdegnano affatto il cash, in cui trovano una particolare emozione. A questa specialità del poker Texas Hold’em, è spesso abbinata la “short stack strategy”, detta anche “strategia short stack”.

Questa strategia riguarda le decisioni che si devono prendere nelle varie mani di gioco del cash, puntando sul fatto che tutto è molto più semplice se ci ritroviamo con uno stack deep (molto più alto rispetto alla media), rispetto a quando abbiamo uno stack contenuto e quindi saremmo costretti a delle scelte “obbligate”. Usata spesso dai giocatori principianti, la short stack strategy è comunque un cavallo di battaglia anche per tanti pro che nonostante l’esperienza la adottano in varie occasioni.

Punto 1°: lo stack con cui entrare in gioco

Prima di entrare in un tavolo di cash game, valutiamo il livello di gioco di quel tavolo che abbiamo scelto, e consideriamo che è opportuno avere circa 20 big blind. Di conseguenza se al tavolo che avete scelto si gioca con 2€ - 4€, voi doveste entrare con 80€ e cercare di mantenere il vostro stack tra i 15 ed i 25 big blind.

Punto 2°: il tipo di tavolo da scegliere

Per applicare nel migliore dei modi la strategia short stack nel cash game, è meglio puntare a sedersi su di un tavolo verde con almeno 7 giocatori, ancor meglio se il tavolo è da 9 o da 10. Quello che ci interessa per utilizzare la nostra strategia, è trovare molti giocatori loose (con la tendenza a giocare molti piatti preflop), così capiterà che ci troveremo a fronteggiare mani di gioco molto spesso dominate. Punto chiave del nostro gioco sarà quello di cercare di evitare di arrivare al turn o al river, concentrandoci e puntando sul gioco prima del flop, al massimo direttamente al flop.

Punto 3°: la posizione al tavolo

Scelto lo stack con cui entrare in gioco, deciso il tipo di tavolo con il numero di giocatori che vi siedono, è il momento di giocare senza dimenticarci dell’importanza della posizione in cui ci troviamo. Prima di decidere se entrare o no in gioco con una determinata mano, dobbiamo relazionarci alla posizione di gioco in cui siamo, e se sono avvenuti dei rilanci prima del nostro turno.

Teniamo a mente che le posizioni piccolo buio, grande buio e “under the gun” sono le meno vantaggiose poiché corrispondono in quelle posizioni dove i giocatori parleranno per primi senza conoscere ancora, ovviamente, le intenzioni degli altri. Se ci troviamo in una di queste posizioni sarebbe opportuno giocare solamente le mani migliori (ad esempio A A, K K, Q Q e J J), ma anche così si potrebbe incappare in alcuni rischi. In un tavolo da 10 infatti, potrebbero esserci fino a 9 giocatori a parlare dopo di noi, e c’è il 40% delle possibilità, che uno di essi abbia una mano migliore della nostra. Diamo molta importanza dunque alla “starting hands” ed alla nostra pozione.

Punto 4°: la mano ottenuta

Quando ci ritroveremo a giocare post flop, dobbiamo tener conto della mano ottenuta ed anche se abbiamo effettuato un rilancio prima del flop. Mani di gioco come pair, scala bilaterale, progetto a colore ed anche le mani migliori di quelle, sono da giocare rilanciando circa 2/3 del piatto se nessuno ha rilanciato prima di noi. Se qualcuno punta valutiamo l’idea di andare in All In.

Al contrario, se al flop non abbiamo chiuso nessun punto e neanche siamo vicini ad un progetto, possiamo valutare l’idea di un bluff (ma attenzione è un’arma a doppio taglio!) o effettuare un check-fold.