Quale futuro per il poker online in Russia?

Quale futuro per il poker online in Russia

Sembrava che il poker online potesse essere legalizzato in Russia, ma la crisi politica e la guerra con l’Ucraina ha minato i rapporti con gli operatori offshore alcuni dei quali residenti in Georgia. Il nodo della questione sta proprio nel fatto che non esistono operatori in loco. Da qui la motivazione di cercarne all’estero. Ma un’apertura al momento appare difficile.

In questo periodo la situazione politica internazionale non è certamente tra le migliori. E in un certo senso quella del poker online rispecchia il periodo che stiamo vivendo. In Europa, e soprattutto in Italia, c’è una crisi economica che dura da diverso tempo, mentre negli Stati Uniti d’America, nonostante l'imminente rilancio di Pokerstars, il problema non si pone visto che nella maggior parte dei paesi non è possibile giocare online. Anche in Russia, nonostante ci siano stati inizialmente dei buoni propositi, la situazione è piuttosto turbolenta a causa della guerra civile e dei rapporti difficili con alcuni siti esterni. Anche qui a condizione del poker rispecchia perfettamente quella politica.

Il progetto del poker online in Russia

Ma partiamo dal principio: circa due mesi fa il vice primo ministro della Russia aveva ordinato l'analisi e la consultazione di un progetto volto alla legalizzazione del poker online. Da allora, però, la crisi politica con l'Ucraina è peggiorata e di conseguenza l’America e l’Europea hanno imposto delle sanzioni sul commercio. I russi dal canto loro hanno risposto on altre sanzioni sui prodotti occidentali minacciando, tra le altre cose, di tagliare le forniture di gas da cui dipende gran parte dell'economia europea. Nonostante questo, al termine di agosto è stata convocata una riunione interministeriale alla quale hanno partecipato i vari ministeri coinvolti per arrivare alla legalizzazione del poker.

La crisi con l’Ucraina: si riaprono vecchie ferite

Inizialmente sembrava che tutte le obiezioni fossero state respinte insieme alla clausola in cui veniva proposto di autorizzare il poker soltanto nelle zone in cui c’erano dei casino autorizzati (i casino russi risiedono in alcune delle zone più remote del paese: una situazione che per certi versi ricorda quella dell’Italia). Il conflitto con l’Ucraina, però, che sembra aver riacceso una vecchia ferita con l’Occidente rappresenta un vero e proprio rischio soprattutto perché ora come ora il parlamento russo non ha facoltà di approvare un disegno di legge che conceda alle società occidentali il diritto di estrapolare dei profitti dai giocatori di poker russi.

Mancanza di operatori sul territorio russo

A tal proposito il Royal Time Group che gestisce il casino di Azov ha sollevato delle obiezioni fondamentali alla riunione di agosto, asserendo che i server stranieri dovrebbero essere situati soltanto nelle zone dei casino. Tuttavia un fattore determinante che potrebbe consentire le licenze agli operatori offshore sta nel fatto che in Russia non esistono operatori. In Georgia, invece, hanno sede due concorrenti importanti come Adjarabet ed Europe-Bet. Questi due siti potrebbero risolvere i problemi dei russi ma le relazioni tra i due paesi, dopo la guerra del 2008 per l’Ossezia del Sud, sono pessime. E anche se la guerra non c’è più stentano ancora a decollare nuovamente.

Quale futuro per il poker in territorio russo?

Insomma, la situazione attuale è piuttosto difficile e certamente il poker in questo momento non rappresenta una delle priorità del Parlamento. Al momento una liberalizzazione di questo settore ci sembra quanto meno difficile, vista la crisi politica ed i difficile rapporti con molti stati. La speranza, dunque, è quella di vedere terminato il conflitto. Ne gioverebbe l’Europa e soprattutto un mercato come quello del gioco online che in territorio russo troverebbe un terreno molto fertile.