Poker online legale italiano: il tramonto di un sogno?

il poker online italiano dal 2008 al 2014 la salita e il crollo

Abbiamo ripercorso i 7 anni del poker online legale in Italia, sino ad arrivare all’attuale situazione. Dall’entusiamo e dal “boom” iniziali, passando dall'impennata in seguito all'introduzione del cash game per arrivare alla crisi che non sembra aver soluzione. Ecco tutti i dati ed i momenti salienti della sua evoluzione nel nostro paese.

La storia del poker online legale italiano è lunga e piena di ostacoli, che a volte sono stati aggirati, ed altre invece hanno messo dei veri e propri “paletti” in questo settore. Il lento processo di legalizzazione e regolamentazione ha preso il via ormai otto anni fa, nel 2006, quando in data 28 dicembre l’Italia concedeva 33 licenze ad altrettanti operatori del gioco virtuale, e quindi anche del poker online. Il tutto regolato da AAMS, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.

Agosto 2008: il lancio del poker online legale italiano

2008 il lancio poker online a torneoIl tanto atteso lancio del poker online legale italiano avviene finalmente nell'agosto del 2008. Le poker room legali acquistano in breve tempo anche una buona fetta del mercato “illegale”, che prima dell’arrivo delle piattaforme AAMS richiamavano molti italiani che non potevano giocare altrove a soldi veri (tali siti venivano comunque contrastati dal governo che li bloccava). Pioniera in questo settore fu GD Poker, la prima poker room italiana in assoluto ad offrire l’opportunità di giocare a poker online a soldi veri.

Dal 2008 in poi, anno in cui le poker room legali hanno fatto effettivamente il loro ingresso nel mercato, il poker online ha richiamato tanti appassionati: si è trasformato pian piano così il concetto ad esso legato di “gioco d’azzardo”, e si è iniziato a guardare all’abilità del giocatore come fattore principale per determinare la vincita o la perdita.

Il “boom” del poker online real money: un biennio da 4,6 miliardi

clicca per ingrandireSin da subito, la legalizzazione del poker online ha portato introiti notevoli nelle casse dello Stato. Questo gioco si è iniziato a diffondere come passatempo divertente da praticare comodamente a casa propria (poker room con tavoli attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7), ed ha poi risentito del forte impatto mediatico, che ha contribuito a portare nelle sale virtuali AAMS molti nuovi giocatori. Dai primi programmi televisivi come “Poker1mania” commentato da Luca Pagano, all’arrivo di un canale esclusivamente dedicato al poker sportivo quale PokerItalia24, si è assistito a un vero fenomeno, che ha visto l’aumento del volume di gioco nelle piattaforme di poker online.

In termini economici, questo boom ha visto arrivare la raccolta solo nel primo biennio del poker online legale (2008-2010), a quota 4,6 miliardi. Con PokerStars.it arrivata a febbraio 2009 e Partypoker.it sbarcata nello stesso anno a maggio, l’erario tra il 2008 ed il 2010 ha incassato 139 milioni. Un mercato di grande successo sin da subito quello del poker online, che nei primi anni di vita ha visto la conferma di questo gioco virtuale come il più praticato in assoluto in Italia. I numeri ufficiali dei primi anni, parlano di una media di oltre 9 milioni di euro al giorno giocati dagli italiani nei mesi freddi (il periodo invernale), scesi a 8 milioni al giorno per il periodo più caldo (l’estate).

Il 2011 segna l’arrivo del cash game online

clicca per ingrandireIl 18 luglio 2011, venivano legalizzati in Italia anche il poker cash game e i casino online. Il cash game, modalità del poker diversa dal torneo che era l’unico modo consentito di giocare fino a quel momento, ha sì richiamato l’attenzione di molti giocatori attirati dalla novità, ma alle spese del poker in modalità torneo e non ha evitato un calo di tutto il settore, che era dietro l’angolo. Il lancio del poker online in modalità cash game, come si può vedere dal grafico, ha causato il crollo della modalità a torneo.

Dal 2012 in poi un evidente calo dei giochi a torneo e del cash game

clicca per ingrandireDal 2012 il calo del poker online ha iniziato ad essere evidente, attraverso i dati relativi al settore: si sono stimati che dei 792.000 conti gioco attivi nel 2011 (il numero è riferito ad una media annuale), già nel 2012 si riducevano scendendo a quota 790.000. Come anticipato sopra, nonostante l’arrivo della nuova modalità del cash game, la discesa è comunque avvenuta: se da un lato il cash incrementava la raccolta generale, dall’altro i giochi a tornei dimezzavano letteralmente gli introiti da loro generati. Anche il successo del cash game era però destinato a calare in modo significativo in brevissimo tempo come si può vedere dal grafico.
I numeri parlano chiaro: a gennaio 2012 la raccolta per il poker a torneo è stata di circa 136.000.000€, a maggio 2014 55.000.000€. Per il cash game la situazione, in percentuale è leggermente meno grave anche se i numeri sono "terrificanti": da 883.000.000€ si è passati a maggio 2014 a 340.000.000€.

La crisi tocca anche i leader del settore come PokerStars.it

clicca per ingrandireDal 2012, il poker online non ha più registrato quei dati tanto positivi del suo avvio, ed a oggi si è arrivati ad una vera e propria crisi del settore, capace di coinvolgere anche gli operatori più solidi ed affermati. Se tra gli ultimi mesi del 2013 e l’inizio del 2014 molte poker room hanno visto scendere la propria raccolta anche del 50%, PokerStars.it era rimasta fino a poco fa un punto fermo, con una discesa si evidente, ma molto inferiore rispetto alle altre room.

Nonostante la room dalla picca rossa detenga oltre il 50% della quota di mercato del poker in modalità cash game e il 60%(!) dei tornei, anche lei accusa il colpo: ad aprile 2014 è stata la room che ha visto scendere più delle altre la sua raccolta, registrando meno 31 milioni di euro rispetto al mese precedente. Anche la sua crescita, in termini di quota di mercato, sembra essersi fermata.

I dati relativi a Pokerstars indicano anche un altro fenomeno del settore: la consolidazione del mercato nelle mani di una sola poker room alle spese di tutte le altre. Infatti il calo estremamente moderato della raccolta della room dalla picca rossa e la crescente quota di mercato è direttamente proporzionale al crollo delle altre poker room sia come raccolta che come quote di mercato. Questo processo di monopolizzazione del mercato da parte di Pokerstars è iniziato da tempo e coinvolge tutti i mercati e non solo quello italiano.

Il trend sull’interesse per il poker online

Come mostra il grafico di seguito riportato, dai primi mesi di marzo 2011 l’interesse per il poker online è costantemente andato a scemare, trovando solo piccole risalite come quella di dicembre del medesimo anno (certamente dovuta al periodo freddo e proibitivo per uscire, unito alle festività che hanno permesso a molti giocatori di avere più tempo libero e più disponibilità finanziarie grazie alla tredicesima ed altri benefici di fine anno). Il grafico, estratto da “Google trends” mostra i volumi di ricerca della parola chiave “poker online” su Google dal lancio delle prime room nel luglio del 2008 ad oggi, evidenziando la perdita d'interesse per questo argomento.

Il trend sull’interesse per PokerStars

Anche per quanto riguarda PokerStars, l’interesse verso questo operatore mostrato da “google trend” è in netto calo proprio dal 2011. In questo caso luglio di quell’anno segna il picco massimo d’interesse verso quest’operatore, che poi continua costantemente a scendere sino ad oggi. Da sottolineare il fatto che stiamo parlando del principale operatore del poker online, e quindi la più solida room.

Il trend sull’interesse per le altre room rispetto a PokerStars

Prendendo in esempio altre room tra le principali che operano nel poker online legale italiano, si conferma un calo d’interesse verso l’intero settore. PokerClub, GD Poker, Sisal Poker e BetClic Poker sono sempre state a tutt’altro livello rispetto a PokerStars, ma anche nel loro caso l’interesse diminuisce negli ultimi anni. Va notato che Pokerstars era ricercato su Google già diversi anni prima del lancio del poker online legale italiano. Grazie alla sua attività estera era già da prima del 2008 una delle poker room preferite dai giocatori italiani e per questo cercata su Google.

Eliminando la poker room di Pokerstars, ecco le preferenze degli italiani per le altre room in termini di volumi di ricerca.

Continua il flusso verso il mercato illegale

Secondo i dati ufficiali del “libro blu” dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, in 7 anni di poker online legale gli italiani hanno tentato oltre 7,5 miliardi di accessi ai siti illegali, e l’AMMS è stata impegnata ad oscurare ben 4.737 portali “dot com”. Ma perché nonostante la vasta offerta di poker room legali italiane, in tanti vogliono giocare sui portali dot com? La risposta è semplice: le room italiane sono soggette alla pressione fiscale ed a tanti vincoli burocratici per l’iscrizione rispetto a quelle estere. Giocando in una room dot com, i premi in palio sono più alti rispetto a quelli delle room italiane, dove lo Stato ritira il 3% di tutte le giocate, costringendo gli operatori ad alzare le commissioni d’ingresso. Un’altro importantissimo fattore è costituito dai limiti di gioco imposti dalla legge italiana, 250€ per il poker a torneo e 1.000€ per il cash game, limiti inesistenti nelle room estere che possono essere quindi molto più redditizie.

L’attuale situazione: ancora dati in calo

Anche gli ultimissimi dati forniti dall’AAMS sulla raccolta giochi, evidenziano il calo relativo al poker online ed in particolare alla modalità torneo. Ad aprile 2014 sono stati incassati 58,2 milioni di euro proprio nella modalità del poker online a torneo: questo numero paragonato ai 72 milioni raccolti nel medesimo mese dello scorso anno (aprile 2013), segnano un decremento del 19,2%. Sembra quindi difficile che l’intera raccolta del 2014 arriverà almeno a pareggiare quella del 2013, corrispondente a 852 milioni di euro (e già in calo rispetto agli 1,2 miliardi del 2012).

Le quote del mercato: nei tornei PokerStars supera il 60%

pokerstars-quote-mercato-da-luglio-2011.pngFino al 2013, nonostante PokerStars fosse già un operatore leader, le sue quote di mercato non avevano mai raggiunto il livello di adesso. Nei tornei PokerStars oscillava tra il 25 ed il 35% poco più del Network People’s poker, che si aggirava tra il 20 ed il 30%. Ad oggi invece PokerStars ha una quota di mercato che sfiora il 60%, e questo è dovuto anche al fatto che il suo “concorrente numero uno”, il Network People’s poker appunto, ha recentemente visto l’uscita di molti concessionari che ne facevano parte, portando una conseguente diminuzione della raccolta. I dati stimano che nel mese di febbraio 2014 il Network People’s poker sia sceso ad una quota di mercato pari al 7%, mentre PokerStars sia salito quasi al 55%.

Gli ultimi dati pubblicati a maggio poi, vedono PokerStars ancora in salita con la sua quota di mercato nei tornei che si avvicina al 60%, corrispondente ad una raccolta di ben 33 milioni di euro. Il resto del mercato è invece diviso tra Lottomatica con il 6,5%, Bwin/Party che vede suo il 4,7%, Microgame a quota 3,4%, Snai in possesso del 2,7%, Sisal con l’1,1%, ed ancora Eurobet con il 0,9%, e “più giù” troviamo Betclic con lo 0,4%, seguita da Intralot con lo 0,3%, ed in ultimo Scommettendo con lo 0,2%.

Le principali cause della crisi italiana del poker online

La regressione del poker online nel nostro paese è ormai un dato certo: ogni mese la raccolta diminuisce e i giocatori non aumentano ma anzi calano, portando ad un vero e proprio crollo del settore. L’attuale discesa del poker online ha varie cause e più aspetti da analizzare, a partire dalla crisi economica dell’intera nazione, fino ad arrivare al mercato del poker legale azzurro che non invoglia nuove società ad investire nel settore e soprattutto nuovi giocatori ad entrare o regulars a continuare a giocare o, ancora peggio, a rimanere.

Con una crisi economica come quella che sta passando l’Italia, i volumi di gioco sono scesi: se negli scorsi anni nonostante ciò il gioco online non aveva subìto ripercussioni, adesso c’è una vera e propria inversione di marcia. Gli italiani hanno sempre meno disponibilità ed il numero dei giocatori sta calando a picco. Da sottolineare che in un mercato dove la domanda del poker online scende, eventuali società interessate ad investire in questo settore potrebbero essere propense a fare un “dietro-front”.

Alcuni fattori minori ma comunque influenti

Ci sono poi delle cause della crisi del poker legale italiano che possono sembrare poco determinanti, ma che unite tutte insieme danno anche loro un contributo verso la discesa. Partiamo dalla “moda” del Texas Hold’em virtuale, che per anni ha usufruito dei benefici della “novità” del gioco, divertimento che non era noto proprio a tutti, ma lo è diventato grazie anche ai media. Adesso la novità non c’è più, e molti giocatori che magari si erano avvicinati alle room per provare nuove esperienze, si sono stancati ed hanno lasciato questo hobby.

C’è poi il fattore già evidenziato precedentemente, relativo alla concorrenza delle room .com. Qui non si pagano tasse, ci sono rakeback elevati, e nonostante l’AAMS le contrasti costantemente, hanno comunque un forte richiamo per i grinders (tanto che vari giocatori professionisti azzurri si sono spostati all’estero proprio per poterci giocare liberamente).

Da evidenziare anche il discorso degli scandali sui “multi accounting” e sull’argomento sicurezza delle room: capita spesso di trovare giocatori che denunciano casi di “collusion” nei più noti social network. I dubbi e la sfiducia si sono in parte diffusi, nonostante il Ministero delle Finanze attraverso la Sogei e l’AAMS garantisca la regolarità delle giocate.

Un’ipotesi per la soluzione: il mercato unico

Più di una volta esperti del settore del gioco online, hanno espresso l’idea di formare un mercato europeo del poker legale, regolamentato ugualmente per tutti i paesi. Questo progetto (che comunque per il momento rimane solo tale), creerebbe una liquidità condivisa utile a far risollevare la situazione. Anche l’unione di più mercati nazionali, se non di tutta l’Europa, sarebbe comunque un passo avanti: a sostenerlo è stato l’ormai ex presidente dell’ente regolatore francese ARJEL, Jean-François Vilotte. Lui, convinto sostenitore della liquidità comune, aveva puntato su una cooperazione con Italia, Spagna e Regno Unito per condividere tutte le informazioni e stabilire un contesto legislativo comune. Tuttavia la sua proposta non è stata presa in considerazione dal Parlamento francese, che ha così chiuso uno spiraglio da cui poteva partire qualcosa di buono anche per l’Italia.