Nuova normativa sul gioco e sul poker online?

Nuove regole per gli appassionati del poker online nonché dei giochi via Internet. A quanto pare, in data 21 Gennaio 2009, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha depositato una modifica alla legge comunitaria del 2008 in discussione al Senato. Tale emendamento, piuttosto confusionario e contorto, sembra sia la mossa definitiva dello Stato in merito ai giochi nel web.

Come cambierebbe il poker online ed i giochi web se approvato

Se approvato potrebbe aprire inaspettati scenari, differenti da quelli strettamente erariali. In quel testo di correzione sulla legge, accanto ad alcune disposizioni fiscali di adeguamento alle norme europee, sono comparsi adesso anche alcuni commi, una ventina circa.

Queste piccole voci sono piene di notizie inaspettate per tutti gli appassionati delle scommesse, del poker online e dei giochi via internet. Anche chi gestisce queste attività non è stato “escluso” dalle novità presenti in questo emendamento.

Si prevedono quindi grandi cambiamenti, a partire dall’accesso dei giocatori al sito (che deve essere naturalmente titolare di una regolare concessione) soltanto attraverso il portale dei Monopoli di Stato. Già questa una grande novità per i tantissimi giocatori del web!

Concessioni e requisiti per i concessionari di poker online e giochi via Internet

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella prima fase dell’applicazione di questa sorta di riforma, è disponibile a fornire 200 concessioni. Sono richiesti a tal proposito però, una lunga lista di requisiti, soprattutto a chi non sia già titolare di uno dei tradizionali permessi per le scommesse, i giochi a pronostico, il bingo, le lotterie, il poker online e quant'altro.

Fondamentale, per riuscire ad ottenere la concessione, avere hardware e software in un Paese dell'Unione Europea.

E’ poi necessario operare attraverso una società di capitali con fatturato biennale non inferiore a 1,5 milioni di euro (oppure con la possibilità di fornire una garanzia bancaria per la stessa somma), deve essere in regola con i requisiti di professionalità e affidabilità, ed anche garantire la sicurezza del browser. Deve anche pagare una somma al Fisco, che può raggiungere il tetto dei 350 mila euro.

Gli incassi previsti

Il Governo, sembra che preveda di incassare la somma di 28 milioni di euro solo quest’anno, attraverso l’applicazione di questi commi. Non finiscono qui però le novità. Per i gestori dei siti web che vogliono fare i furbi (e c’è sempre chi ci prova!) è prevista anche la pena di reclusione.

La pena può andare da un minimo di sei mesi ad un massimo di tre anni. Ai giocatori “sorpresi” nel portale non autorizzato, sarà data una pena di tre mesi, oppure una salata multa (che potrà arrivare fino a 2.000 euro).

I giocatori dovranno sottoscrivere con il gestore del sito un contratto per l'apertura di un “conto di gioco” in conformità ad un modello predisposto dai Monopoli. Questo conto serve per registrare tutto lo storico del giocatore, le puntate, le vincite le perdite ecc.

Trascorsi tre anni senza giocate, tutto quanto è rimasto sul conto verrà incamerato dall'Erario. Per giocare al poker online, per le scommesse e per qualunque altra forma di giochi via Internet, anche se legale, le procedure di allungano e si complicano.

Perchè questa nuova legge sul poker online ed i giochi via web?

Il Governo, che sottolinea l’esigenza di andare contro la diffusione del gioco irregolare ed illegale in Italia, spiega che questo ”losco” giro d’affari via internet corrisponde a circa due miliardi di euro l'anno, e che questa operazione favorirà nel 2009 “l'emersione del gioco illegale” per 700 milioni di euro, facendone incassare allo Stato 21 milioni (più sette per le nuove concessioni).

Abbiamo più volte parlato del boom riportato da questo tipo di giochi online nonché dal poker online e dalle scommesse, e sappiamo quanto sia vero che queste forme di intrattenimento vedano in questo momento crescere notevolmente i propri introiti.

Si prevede, nel lungo periodo, una crescitadegli incassi pari a 30 milioni. Il servizio bilancio del Senato però, mette queste stime in dubbio, sostenendo che “non è chiaro come sono stati fatti i calcoli”. Staremo a vedere ciò che accadrà …