MTT live: la dura vita del giocatore di poker

MTT live la dura vita del giocatore di poker

Una vita che sembra affascinante ma che racchiude in sé diverse difficoltà. Dai tanti viaggi, alle poche vittorie, alle ore giocate senza sosta. Queste le caratteristiche che rendono faticosa la vita del torneista da MTT live.

Se fino a poco tempo fa il poker live veniva visto come un gioco da bisca clandestina, dove spesso i giocatori spendevano milioni di dollari in un colpo solo, ora l’immaginario verso quello che viene sempre più considerato uno sport è cambiato drasticamente. I player, infatti, sono diventati delle vere e proprie star che spesso vivono la loro vita davanti ai riflettori e davanti ad un pubblico che anche in Italia dimostra di avere un interesse sempre più in crescita.

La strade del poker professionale

Certo, le telecamere hanno cambiato drasticamente il modo di concepire il poker e le persone sono sempre più convinte che quella del pokerista sia una vita facile, fatta di tante soddisfazioni e di tante vittorie. Tuttavia non tutti i player riescono ad ottenere delle vincite soddisfacenti e gli esempi di alcuni professionisti come Dario Minieri o Max Pescatori, entrambi vincitori di un braccialetto WSOP, potrebbero fuorviarci da quello che è il reale andamento di questo sport sempre di più sulla cresta dell’onda.

La dura vita del pokerista

E allora chiariamo subito una cosa fondamentale. La vita del giocatore di poker live è molto difficile e lo stress che si subisce durante un torneo oppure in tavolo di cash game è molto più elevata di quanto si pensi, soprattutto quando si parla di grandi somme. E allora vediamo di analizzare la vita del torneista live, cioè quel giocatore che nella migliore delle ipotesi ha una sponsorizzazione e che in un anno partecipa ad un numero di competizioni davvero considerevole.

MTT live: Una routine molto dura

Considerate, infatti, che un giocatore di poker professionista che per vivere gira gli MTT live è davvero estenuante. Ci si sveglia generalmente intorno alle 12:00, si pranza in fretta e furia e poi si va a giocare per 6, 7, 10 ore di fila, con la speranza e soprattutto con la volontà di arrivare al giorno seguente, magari con un buon risultato o con un tavolo finale. E quando un torneo finisce c’è poco tempo per tornare a casa, perché quasi sempre comincia un’altra competizione in un’altra città, magari il giorno seguente.

Arrivare primi a tutti i costi

Ma non è tutto. Un altro punto da tenere davvero in considerazione per capire al meglio la psicologia del giocatore di poker è che raramente è soddisfatto di un torneo. E questo succede soprattutto perché il torneista è contento solo ed unicamente quando vince un torneo. Per esempio un giocatore come Phil Ivey che nelle WSOP 2012 ha giocato ben 5 tavoli finali, pur considerando il risultato sorprendente, sarà sicuramente andato su tutte le furie per non aver vinto un braccialetto e soprattutto per il fatto che il suo avversario Phil Hellmuth sia riuscito ad arrivare a quota 12.

Lo spirito di competizione

Insomma, una vita dura, che renderà soddisfatto il nostro giocatore di poker live soltanto quando arriva primo. Infatti, per quello che abbiamo potuto notare in alcuni tornei, più si arriva in alto, più è amara l’uscita da una competizione. E non è soltanto una questione di soldi, perché molti giocatori di MTT live guadagnano maggiormente dal cash game online, ma è proprio il fatto di vedere questo gioco come una vera competizione sportiva, dove al posto dei muscoli si usa soltanto il cervello.

L’influenza della varianza

Del resto, sebbene sembri un gioco abbastanza semplice per via delle regole comprensibili in pochi minuti, diventare degli abili giocatori è ben altra cosa. E tutti i player con un po’ di esperienza alle spalle sanno bene che la varianza spesso può giocare dei brutti scherzi anche ai professionisti più affermati. Una caratteristica che questo gioco ha nel DNA e con cui tutti i torneisti prima o poi devono fare i conti.