Las Vegas in crisi: 12 poker room chiuse in 24 mesi

Las Vegas e crisi economica: chiuse 12 poker room

Continuano a farsi sentire le conseguenze della crisi economica che ha colpito anche Las Vegas, dove ormai si contano almeno 12 poker room che hanno abbassato la serranda. L’ultima chiusura, avvenuta nel mese in corso, è stata quella di “The Linq”.

The Linq prosegue una lunga catena

Se una poker room di Las Vegas chiudesse i battenti, la notizia non sarebbe certo da prima pagina: capita non di rado che attività commerciali non ce la facciano a sostenere le spese e cessino di operare, ma non è certo una consuetudine che vi sia una catena di “fallimenti”. Nel caso specifico delle poker room a Las Vegas infatti, si tratta di ben 12 sale che nel corso degli ultimi 2 anni hanno deciso di chiudere.

L’ultima di questa lista è “The Linq”, poker room inserita nella struttura ricettiva omonima, che fino a pochi giorni fa offriva poker Texas Hold’em limit e no limit al piano principale del loro casinò. La poker room in questione era stata organizzata con sette televisori a disposizione dei suoi giocatori e aveva un programma intenso di tornei a partire da 40$ di buy-in. Di seguito un’immagine di “The Linq”: The Linq chiude a Las Vegas

Le 12 room chiuse in 2 anni: la prima fu quella di Jamie Gold

Come anticipavamo sopra, nell’arco di due anni le poker room chiuse a Las Vegas hanno toccato quota 12 e potrebbero continuare a salire. Nel biennio settembre 2012- settembre 2014 c’è una lunga lista di room che ha abbassato la serranda, a partire da settembre 2012 quando ci fu la prima di questa catena. Era la poker room dedicata a Jamie Gold, il campione del mondo di poker, vincitore del Main Event WSOP 2006. Esattamente parliamo del “Tropicana” che aveva già chiuso nel 2008, per poi riaprire con Jamie Gold grande giocatore delle WSOP, come “ambasciatore” della sua immagine, e soprattutto con lui impegnato di tanto in tanto sui suoi tavoli verdi. Si trattava di un fuoriclasse capace di superare 8.773 iscritti e vincere 12 milioni di $: tuttavia la strategia di marketing non si è rivelata vincente nel tempo, poiché il “Tropicana” ha comunque chiuso nel 2012, aprendo inconsapevolmente una lunga catena.

L’elenco completo dei “fallimenti” a Las Vegas

Di seguito riportiamo l’elenco completo delle poker room che non troveremo più a Las Vegas, una lista che parte dal “Tropicana”, passa attraverso il “Circus Circus” che si ispirava ai grandi circhi nel mondo, e si conclude con il “The Linq” citato qui sopra:

Chiusure 2012:
1. Tropicana
2. Ellis Island
3. Aliante Station

Chiusure2013:
4. Bill Gamblin 'Hall
5. Riviera
6. The M Resort
7. Circus Circus
8. El Cortez

Chiusure2014:
9. Palms
10. Sunset Station
11. Texas Station
12. The Linq

The Venetian, Caesars Palace e Bellagio non vedono crisi

In un contesto di crisi economica che potrebbe aver fatto scaturire tutte queste chiusure, ci si potrebbe “preoccupare” per le sorti di colossi quali il Venetian, il Caesars Palace ed il Bellagio. Se anche la crisi è arrivata a Las Vegas, queste strutture non ne sono state toccate in modo significativo, ma anzi potrebbero essere loro stesse una delle causa principali delle chiusure delle altre poker room.

Abbiamo lasciato fuori il Rio All Suite Hotel & Casinò che grazie alle World Series Of Poker, nei mesi più caldi dell’anno è sempre pieno e quindi non conosce crisi, ma anche gli altri 3 hanno il loro “asso nella manica”.

The Venetian, Caesars Palace e Bellagio sono strutture con poker room decisamente più “interessanti” da visitare sia per i turisti che per i player di Las Vegas. Tutte e tre vantano una fama internazionale, e se un turista andasse per la prima volta nella città del gioco e del divertimento, è impensabile che non visiti almeno una delle tre (se poi il turista ama il poker live, sarà qui che sceglierà di giocare!). Se parliamo invece di giocatori abituali, perché questi dovrebbero scegliere un ambiente meno lussuoso e con meno confort rispetto a quello che possono offrire solo strutture e poker room simili? L’attenzione è comunque centrata sui colossi di Las Vegas, che anche se avranno sentito in parte la crisi, loro non rischiano certo di chiudere.