Il poker internazionale nel 2011: Full Tilt Poker

La vicenda piu importante nel mondo del poker internazionale del 2011 la chiusura di Full Tilt Poker

Primo articolo della serie - Un anno difficile per il poker online e soprattutto per Full Tilt Poker che dopo alterne vicende, grazie all’acquisizione del gruppo Bernard Tapie comincia a vedere un po’ di luce. Tante le vicende che nel bene e nel male si sono abbattute su quella che è diventata la card room più discussa del 2011.

Full Tilt Poker e il Black Friday

Sono passati quasi 9 mesi da quel famoso Black Friday – il venerdì 14 aprile 2011 - che si è abbattuto sul poker online internazionale come un ciclone dalla potenza dirompente. Una vicenda che ha il sapore del più classico dei thriller americani, con l’FBI che si precipita a chiudere alcune delle più importanti card room mondiali accusandole di frode bancaria, riciclaggio e gioco d’azzardo illegale. Inutile dire che il sito che ha pagato maggiormente lo scotto di questi avvenimenti è stato Full Tilt.

Alterne vicende

Certo, oggi si potrebbe dire che dopo l’acquisizione da parte del gruppo di Bernard Tapie la Red Room abbia cominciato a vedere uno spiraglio di luce e non ci sorprenderebbe se a breve rivedessimo Full Tilt attiva nei circuiti mondiali. Tuttavia, le vicende che si sono abbattute su questa card room si sono caratterizzate da continui capovolgimenti di fronte e da tira e molla a cui hanno partecipato tutti gli attori di questa strana vicenda.

La chiusura della Red Room

Dunque, la prima notizia che ha destato un certo scalpore è stata quella relativa alla chiusura di Full Tilt Poker avvenuta il 29 giugno del 2011. Un decisione presa dalla Alderning Gambling Control Commission (AGCC), la commissione istituita nell’anno 2000 con lo scopo di regolare le attività inerenti il gioco online per lo Stato di Alderney. In seguito l’udienza si è tenuta circa un mese dopo, il 26 luglio ed è stata rinviata al 19 settembre.

Una truffa a schema Ponzi?

Ora, sebbene la situazione della card room sia sicuramente più rosea, nel corso di questi mesi se ne sono dette di tutti i colori. Prima di tutto è stata portata avanti l’accusa che Full Tilt Poker fosse una truffa colossale a schema Ponzi, in base alla quale i guadagni sarebbero derivati dalle quote pagate da nuovi investitori e non da attività finanziare. In altre parole, secondo l’accusa, a pagare le casse della Red Room ci pensavano i giocator ignari di tutto.

Le conseguenze sui giocatori di poker

Ma se da un lato la vicenda Full Tilt si è svolta nelle aule del tribunale, dall’altro i player che giocavano assiduamente in questa poker room si sono visti congelare i loro fondi e fino ad oggi non hanno ricevuto indietro nemmeno un quattrino. Per la verità di accuse ce ne erano state anche nel 2009, ma se il polverone non fosse stato sollevato dall’FBI probabilmente la notizia non sarebbe nemmeno mai uscita.

Le conseguenze sui dipendenti

In più, oltre ai giocatori di poker c’è anche dell’altro. La chiusura di Full Tilt Poker, ora nelle mani del gruppo Bernard Tapie, potrebbe aver avuto delle conseguenze sconvolgenti anche sugli stessi dipendenti che per un certo periodo hanno temuto di perdere un lavoro sicuro che in un periodo come quello di oggi non è certamente facile da sostituire. Del resto l’idea di un taglio sul personale poteva essere una delle conseguenze più plausibili a seguito di queste vicende.

L’arrivo del gruppo Bernard Tapie

Tuttavia, la salvezza per la poker room è arrivata poco tempo dopo, nel novembre 2011. Infatti, dopo che si è parlato a lungo di una possibile acquisizione di Full Tilt Poker da parte di una cordata di imprenditori europei, a comprare la Red Room ci ha pensato il gruppo di Bernard Tapie, esperto nel recupero delle aziende dalla banca rotta.

Certo, i giocatori con i fondi bloccati devono ancora rivedere i loro soldi, ma da quando il gruppo è arrivato sono stati fatti dei grandi passi avanti. A partire dagli accordi con il dipartimento di giustizia americano, fino all’impegno che il gruppo ha dichiarato di assumersi verso il rimborso effettivo di tutti i player. Insomma, forse il 2012 porterà l’auspicata serenità a Full Tilt, all’ambiente, ai giocatori e, perché no, anche a tutti i dipendenti!

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