Il futuro del texas hold’em

Il futuro del texas holdem in seguito al black friday

Nonostante il previsto crollo delle iscrizioni alle World Series of Poker 2011 non si sia verificato l’industria del Texas Hold’em si trova di fronte ad un grosso bivio, fondamentale per la sua intera sopravvivenza, almeno in territorio americano

L’industria del poker on line si trova in questi giorni ad un bivio, un bivio da 2.5 miliardi di dollari annui per l’esattezza. A tanto ammonta infatti il profitto totale generato dagli operatori del settore, operatori il cui futuro è ora in grosso pericolo a causa del famigerato Black Friday.

Erano in tanti infatti ad aspettarsi una drastica riduzione del numero di iscritti a queste World Series of Poker 2011 : crollo che invece non si è verificato. Troppo presto però per poter parlare di un industria del Texas Hold’em ancora forte e compatta. I veri effetti del black Friday si vedranno solamente a cominciare dal prossimo anno, quando il colpo sarà stato assorbito e quando i giocatori di Texas Hold’em americani non avranno veramente un posto in cui giocare.

Che la chiusura delle poker room on line apra le porte ad un secondo boom del Texas Hold’em live, magari regalando nuova linfa a città come Las Vegas, Atlantic City, Reno e tante altre? Purtroppo ne dubito fortemente.

Live Texas Hold’em

Vi sono differenti motivazioni per cui il Texas Hold’em live non potrà mai prendere il posto di quello on line e in primis vi è un discorso di soldi: il gioco on line è molto più conveniente. Nel Poker on line le commissioni per mano giocata sono bassissime, si può giocare su un alto numero di tavoli e la velocità del dealer è di circa il triplo di quella della sua controparte in carne ed ossa.

Se poi a questo si aggiunge un massivo rakeback che le room sono in grado di offrire ai loro players più fedeli possiamo facilmente capire come il poker on line convenga a chiunque rispetto a quello Live. Provate a pensare ai costi che comporta il Texas Hold’em live: costi di alloggio - spesso infatti si è costretti ad alloggiare fuori, di trasporto, mance per i dealers ogni mano vinta, rake esorbitanti dei casinò (i quali devono stipendiare i dealers) etc.. Facilmente si può evincere il motivo per cui il gioco on line è di gran lunga preferito tra i pro di Texas Hold’em.

Un grosso punto interrogativo

A questo punto mi viene da chiedermi come possa il sistema americano, per antonomasia dedito all’imprenditorialità e al business prima di tutto, lasciare che un industria del genere muoia, o meglio venga spostata al di fuori del proprio territorio. Questo ha già portato alcuni Poker Players americani, per il momento i più temerari, a spostarsi a giocare sulle room estere, generando revenues in altre giurisdizioni. Senza poi pensare a tutti i posti di lavoro che l’industria del Poker On Line è in grado di allocare, così come le tasse totali che si potrebbero incassare dai siti da poco chiusi dal governo americano.

Mi sembra di stare vivendo un incubo da cui spero di svegliarmi presto, magari loggandomi su qualche sito di poker proprio da dove mi trovo ora, ovvero negli Stai Uniti.