Dopo 6 anni Dario Alioto divorzia da Sisal Poker

Addio di Dario Alioto a Sisal Poker: un lungo post su FB

Termina una lunga unione che era resistita nel corso degli anni a differenza di molte altre: non parliamo di storie d’amore ma di sponsorizzazioni e contratti tra poker room e players. Dopo sei lunghi anni insieme, Dario Alioto e Sisal Poker si separano. Il pro ha lasciato un lungo post su Facebook senza cercar di fare troppe polemiche.

Termina la partnership Dario Alioto /Sisal Poker

Uno dei giocatori più noti nel panorama pokeristico azzurro ed una delle principali room italiane separano le loro strade unite ormai da 6 anni. Si tratta del player esperto di Omaha Dario Alioto, un campione con al polso il braccialetto delle WSOPE Londra 2007, e Sisal Poker che nella sua room ha un intero Team Pro.

Il Capitano della squadra scrive un lungo post

Dario Alioto non era un semplice “Team Pro”, ma il capitano del Team di Sisal Poker, il giocatore probabilmente più rappresentativo della room, ed anche il più attivo nella partecipazione ai tornei di poker con la maglia Sisal. Il suo contributo arrivava anche attraverso il Sisal Poker Lab, community nella quale Alioto spiegava i segreti per vincere a poker online e condivideva le sue esperienze sui tavoli verdi. Tutta la sua esperienza, maturata sia sui tavoli di poker live ma anche su quelli virtuali dove gioca con il nome “Ryu”, adesso Alioto la porterà con se ma non più indossando la maglia di Sisal Poker. Lui stesso ha scritto un lunghissimo post sulla sua pagina Facebook, raccontando qualcosa di se e della sua lunga esperienza, ma anche ponendo l’accento su qualcosa che non è andato nel verso giusto secondo lui.

Dario Ryù Alioto: “rimarrò sempre e comunque un giocatore di poker”

Riportiamo integralmente il lungo post del giocatore professionista Dario Alioto apparso oggi 8 gennaio 2015, un post che spiega molte cose sulla separazione appena avvenuta:

Non userò alcun nome di seguito, onde evitare ripercussioni commerciali , opportunistiche o espressioni politically correct. A fronte della necessità di scrivere qualcosa pubblicamente, vorrei che ciò rimanga primariamente una espressione del mio sentire e null'altro. Quando ho vinto il braccialetto, tornando a casa, i miei genitori non mi davano particolare soddisfazione. Erano contenti avessi vinto, ma non si rendevano conto di quanto ciò fosse importante per me. Avevano paura. Erano ormai due anni che ero in "pausa" dall'università e loro avevano sperato che mi stancassi di giocare. Credo abbiano sperato addirittura che finissi i soldi. Sapevano bene quanto fossi un ragazzo disciplinato, che non mi sarei messo nei guai nemmeno andando broke, ma sicuramente sarei tornato a studiare dopo aver fatto tale esperienza di vita. Non li biasimo, volevano soltanto il mio bene. Preoccupati in maniera assolutamente condivisibile, di ciò che può comportare per un ragazzo di ventun anni una scelta di vita simile. Provai a illustrare la portata di tale traguardo per me, dicendo addirittura, che se fossi morto quel giorno stesso, la mia vita avrebbe avuto un senso, dopo aver vinto un braccialetto in quella maniera! "

"Adesso, sette anni più saggio, pensando a quell'affermazione mi viene da sorridere... Poi successe qualcosa che cambiò la loro percezione del mio "lavoro". Una persona che avevo conosciuto online, che mi stimava - con la quale ero stato gentile e cortese in un paio di occasioni - mi chiese se avevo voglia di fare un incontro a Milano nella sede Sisal. Lui collaborava come fornitore di software e gli era stato chiesto di suggerire un nome, che potesse rappresentare degnamente la loro neonata pokeroom. Solo dopo la sponsorizzazione di Sisal la mia posizione venne rivalutata in famiglia. Era una legittimazione che nessun risultato pokeristico poteva darmi. Ma era solo l'inizio, quell'azienda mi avrebbe sostenuto professionalmente, credendo fermamente nelle mie qualità per sei lunghi anni. Nessun'altra sponsorizzazione in Italia ha raggiunto una longevità simile".

"Quando entrai trovai un'accoglienza emozionante. Mi facevano sentire importante e non volevo assolutamente deluderli. La business unit del poker era fortunata, il direttore del marketing (praticamente il numero due in Sisal) era un appassionato di poker e avrebbe messo a disposizione tutti i mezzi in suo potere per rendere la neonata pokeroom un punto di riferimento nell'ambiente. Anche nella BU lavoravano soltanto appassionati di poker, è naturale che si trattava di neo-appassionati, non certo di giocatori con esperienza pluriennale. Proprio per questo avevano quella passione entusiastica, tipica delle persone che non hanno giocato abbastanza per "abituarsi al poker". Facevano orari assurdi, capitava che ci dormissero in ufficio ! Arrivando da settori ben diversi dal Poker Sisal si imponeva come una grande realtà, credibile, rispettabile e autorevole. Il fatto che fosse gestita da appassionati traspariva in ogni sua attività".

"Sappiamo a grandi linee come è andata la storia del poker in Italia. Ma io, adesso che non ho più nulla da guadagnarci, posso affermare con tranquillità, che senza un fornitore di software così inefficiente, che ci vincolava contrattualmente per diversi anni, sarebbe andata diversamente. Ormai da un paio d'anni il software della pokeroom è secondo solo a quello del leader di mercato, ma è arrivato troppo tardi. Perdere tre o quattro anni in una fase di acquisizione di liquidità straripante, seguita da una tale crisi non può che azzoppare qualunque operatore. Chi lavora in Sisal e chi la rappresenta, non merita di lavorare per un operatore secondario nel mercato del poker. Tutti loro pagano un peccato originale - che peraltro avrebbero potuto fare tutti - perché ai tempi in cui i loro predecessori scelsero il fornitore di software, nulla faceva immaginare che si sarebbe rivelato così inaffidabile, trattandosi di uno tra i più rispettati a livello internazionale ai quei tempi".

"Vorrei evitare di entrare nel merito del mercato delle sponsorizzazioni, ma c'è una cosa che ho capito e mi meraviglio che nessuno abbia mai fatto una tale analisi. Le sponsorizzazioni nel Poker, sappiamo bene chi le ha inventate. Tutti conoscono la storia di Moneymaker. Abbiamo notato come il black friday abbia lasciato una sola pokeroom con Team Pro esteso a livello internazionale, che a quel punto si trovava a spendere per i suoi Pro delle cifre non più giustificate da una agguerrita concorrenza".

"Durante questo periodo di remissione, è subentrata anche una strategia legata alla vendita della stessa, ad un operatore che avrebbe utilizzato la player base del poker per fornirgli una offerta di gioco ben più ampia e di diversa natura. In un mercato relativamente saturo, in assenza di concorrenza e con il piano di aprirsi a tutte le forme di gabling, perché questo operatore avrebbe dovuto continuare ad investire nei Team Pro? Solo un appassionato o un romantico del poker stenterebbe ad ammetterlo. Stiamo parlando di una pokeroom con milioni di utenti, non hanno più bisogno di acquisizione, non devono farsi una reputazione, nemmeno branding. Hanno una utenza abnorme ed è tutto quello che gli serve per sviluppare le revenues nei loro obiettivi. Non voglio entrare nel merito dei discorsi sugli sponsorizzati. Vorrei solo chidere ai detrattori dei Team Pro se è possibile quantificare quanti caffe ha fatto vendere George Clooney o quanto merchandise fa vendere Cristiano Ronaldo? Io so solo che se non fossero esistite le sponsorizzazioni nel poker, non lo avrei mai considerato come una professione, non avrei sviluppato gioco e non avrei creato fatturato nella relativa industria. Come me quanti altri ? Per ogni sponsorizzato ci sono migliaia di giocatori che sognano di diventarlo, che investono tempo e producono fatturato".

"Tutto ciò poco riguarda Sisal, perché hanno investito nelle sponsorizzazioni risorse di dimensioni nettamente superiori in proporzione alla raccolta, rispetto ai competitors. Non credo che esista una Pokeroom al mondo che ha creduto nel proprio Team Pro tanto quanto Sisal. Ma è naturale come non sia possibile giustificare tali investimenti ancora una volta, dopo che è scattato da tempo il "si salvi chi può" nel mercato del Poker.it . Potrai anche costruire una macchina da corsa eccezionale, ma se dovrà gareggiare nella sabbia non riuscirà a far valere il proprio potenziale. Da tempo me ne sono fatto una ragione, così come da tempo ho capito che il poker non è un lavoro senza uno sponsor. Non mi dilungo su questa affermazione, non credo di essere in grado di elaborare tale affermazione in maniera sufficientemente sintetica. La frenesia legata all'attività del Poker Pro mi aveva sempre tolto il tempo per pensare".

"Nell'intero mese di Maggio, prestando assistenza a mio padre – poi diventato un "Ryù's ultras"– prima che mi lasciasse, ho avuto tanto tempo per riflettere. Pensando al fatto che un vero pokerista dovrebbe sempre fare le scelte – almeno a livello economico – più opportune, nel contempo riflettevo su quante persone ho visto fare fortuna col poker. Per fortuna intendo quella che ti permette di portare benessere economico alla tua famiglia, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Non ho trovato risposta, non credo che esista un pokerista che possa affermare ciò. Ce ne saranno alcuni che hanno vinto decine di milioni di dollari, ma si tratta persone che per indole si espongono ad oscillazioni, che pur rapportate a vincite milionarie, non inducono certo ad una oggettiva serenità. In questo ambiente ho conosciuto persone con delle doti talmente eccezionali che se le avessero impiegate nel settore giusto, mettendo lo stesso impegno che hanno messo nel poker, gli avrebbero portato un benessere economico nettamente superiore e duraturo rispetto a quello che può portargli il poker. Stesso discorso per quanto riguarda la gratificazione personale, il benessere psicofisico, le relazioni sociali, affettive e interpersonali".

"Ci ho messo dieci anni per capire che nel poker le mie qualità sono sfruttate solo in minima parte e che posso fare molto meglio in settori che riescano sfruttare una porzione più ampia di esse. Certo, dieci anni da pokerista mi hanno temprato come nient'altro poteva farmi, negli ultimi anni mi sono successe cose - nella vita extrapokristica - che avrebbero abbattuto chiunque. Invece ormai affronto gli eventi peggiori con una determinazione tale che è frutto di una crescita e delle esperienze che senza certe scelte di vita non avrei mai potuto fare. Ok, ci ho messo dieci anni per capire che se puoi fare il professionista ad un certo livello per tanti anni, puoi anche affrontare sfide ben più ambiziose, fuori dal poker. Però mi sta bene averci messo tutto questo tempo, forse prima non sarei stato pronto. Dopo che il mio primo tifoso mi lasciò qualcuno mi disse: - "Adesso capirai, come ho capito io a suo tempo, che a prescindere dalla età di una persona, questi diventerà un uomo quando verrà a mancare la figura paterna." E' forse più una necessità che una conseguenza. Forse è finito il tempo dei giochi. Io non ho più voglia di vivere per giocare, ma voglio giocare per vivere. Voglio giocare quando ne ho voglia, non perché devo fare tot mani, tot tornei o raggiungere un tot di rake".

"Il poker è il gioco più bello che sia mai esistito, ma ormai è diventato "solo" un lavoro... Non ha veramente più senso per me occupare col poker le mie giornate, voglio che torni il gioco più bello del mondo per me e nel contempo voglio anche creare qualcosa di grande, raggiungendo una serenità economica definitiva, cosa che col poker non ho visto fare a nessuno in questo mondo. Non credo si possa "disimparare" il poker dopo cosi tanti anni. Sono certo che tornerei più forte e soprattutto più carico e motivato di prima anche se non dovessi toccare una carta per un paio d'anni. Cosa che non succederà, perchè rimarrò sempre e comunque un giocatore di poker, solo non a tempo pieno. Per questo percorso di crescita ringrazio Sisal e tutti quelli che ci hanno lavorato con passione, soprattutto i ragazzi con i quali ho lavorato a stretto contatto. Senza dimenticare chi nei piani alti si batteva internamente, soprattutto negli ultimi anni, permettendoci di avere un budget all'altezza dei nostri progetti. Ringrazio tutti quelli che hanno creduto in me, prima come professionista che come giocatore".

"Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito in questi anni e che hanno fatto il tifo per me, spesso facendo le ore piccole. Grazie a tutti quelli che si sono battuti con onore, giocando ad armi pari, senza usare mezzucci. A tutti quelli che hanno giocato con dignità, rispetto ed educazione. Ringrazio anche chi non mi ha voluto bene. Senza di loro i tanti messaggi privati arrivati negli anni, a supporto nei momenti difficili - da semplici sostenitori sconosciuti - non mi avrebbero offerto un contrasto di emozioni tale da darmi una carica sovrumana. Infine non mi resta che ringraziare la persona che mi portò in Sisal sei anni fa. In un periodo in cui volavano "stecche" da tutte le parti, ho avuto la fortuna incredibile di essere considerato da una tra le persone più integre e corrette che io abbia conosciuto in questo ambiente. Con questa stessa persona adesso vivo il sogno di realizzare quel qualcosa che nel poker non credo sia possibile realizzare. I nostri progetti sono in campo. Dopo mesi di sacrifici e genuine paure di fallire, stiamo forse vedendo l'inizio di una realtà all'altezza delle ambizioni di un pokerista ipercompetitivo che non si accontenta mai! Più Pot per tutti! Dario "Ryu" Alioto”.