Dati AAMS 2013, poker online sempre più in crisi

la crisi del poker online nei dati raccolta giochi a distanza di aams

Finalmente a maggio l’AAMS ha pubblicato i dati della raccolta dei giochi a distanza per il primo trimestre del 2013, dal 1º gennaio al 31 marzo di quest’anno. Le tendenze delle fonti della raccolta si sono completamente invertita e ad oggi il poker online abbassa i dati.

I dati della raccolta del gioco a distanza che coprono il periodo del primo trimestre del 2013 rispecchiano in modo fedele quello che ogni operatore di poker e ogni giocatore sanno già da tempo in modo empirico ed economico: il poker online, come del resto succede anche negli altri mercati regolati come Francia e Spagna, è in profonda crisi.

Le tabelle provenienti dal comunicato AAMS che potete consultare in questa pagina, mostrano chiaramente queste tendenze.

La crisi colpisce tutte le modalità di gioco in cui il poker online è offerto: tornei e tavoli di cash game. Non si salva proprio nessuno.

I casino online prosperano, ma non basta

Il settore dei casinò online, a differenza del poker, è invece in grande rialzo rispetto al primo trimestre del 2012, periodo parallelo dello’anno, e anche rispetto all’ultimo trimestre del 2012. Il problema, dal punto di vista dell’AAMS, è che l’aumento della spesa – definita come differenza tra i soldi scommessi dai giocatori e quelli restituiti in vincite, quindi il guadagno dei Monopoli – proveniente dall’attività dei casino virtuali è estremamente più bassa del calo della spesa proveniente dall’attività del poker online, e non riesce a compensarla. Questo è dato dall’alta percentuale media di payout dei giochi di casinò che si aggira intorno ai 93%-97%.

Il motivo che per il momento l’AAMS ha un negativo di soli -0,2% è da attribuire ai casino online, come detto qui sopra, e alle scommesse sportive e ippica che migliorano i risultati rispetto al passato.

Il calo del poker online – i dati

Il calo del poker online si vede prima di tutto nella percentuale che la spesa da questo settore rappresenta rispetto alla spesa da tutti i settori. Se nel 2012 poker e casino online avevano rappresentato il 68% circa della spesa, nel primo trimestre 2013 questa percentuale scende a poco più del 60% nonostante la parte dei casinò virtuali aumenti. Poker e casinò online rimangono i preferiti del pubblico degli utenti del gioco a distanza, ma questi giocano molto meno ai tornei e ai tavoli cash di poker.

Le cause del calo del poker online

Il calo dell’attività dei giocatori di poker online, dopo l’entusiasmo e l’incredibile crescita iniziale, sono un fenomeno che colpisce in particolare il mercato italiano ma ne risentono anche gli altri mercati regolati come Francia e Spagna.

I motivi di questo calo non sono gli stessi in tutti i paesi regolati. In Francia, per esempio, la tassazione ha fatto scappare dal poker online giocatori e ancora più gli operatori.

Le cause comuni a tutti i mercati, sono principalmente due: la crisi economica e la ristrettezza del mercato.

Crisi economica: su questo non c’è molto da dire. La cosa è evidente: se non ci sono i soldi, anche gli appassionati più sfegatati del poker non hanno più i fondi per giocare come in passato. Questa situazione colpisce anche il settore dei tornei live in cui acquistano sempre più popolarità i tornei a buy-in relativamente limitato in cui i premi diventano comunque interessanti grazie alla grande affluenza di giocatori. L’esempio più lampante: l’ultimo Italian Poker Open, l’IPO 10 Special Edition in particolare e in definitiva tutte le ultime edizioni di questo evento.

Ristrettezza del mercato: anche se l’Italia è un paese con 60 milioni di persone, come mercato è estremamente ristretto se paragonato ai tempi d’oro dei siti di gioco “punto com” sui quali si giocava con i giocatori di tutto il mondo, quindi un mercato quasi infinito e variato . Inoltre, l’entusiasmo iniziale ha portato a una crescita accelerata del mercato del poker online italiano e di conseguenza ne ha causato la prematura saturazione. La saturazione è anche stata causata dal moltiptlicarsi come funghi dei siti di gioco lanciati in Rete. Tutti gli operatori in Italia si sono aggregati a quella che sembrava una promettente corsa all’oro

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Il mercato non può più crescere oltre un dato livello (gli italiani sono quelli che sono) e data la ristrettezza del mercato, un’altro fenomeno che “disturba” i fan del gioco è che si vedono in giro ai tavoli sempre gli stessi giocatori. Alla fine ci si ritrovano ai tavoli high stakes i soliti nicknames e lo stesso succede per gli altri livelli di stake o i tornei. Questo è un problema che riguarda anche i tornei live.

Queste considerazioni sul poker italiano non sono solo espresse dal giocatore anonimo, ma anche dai pro nostrani. In diverse interviste effettuate da noi durante l’ultimo IPO 10, infatti, la maggior parte dei pro intervistati si sono pronunciati proprio in questi termini. Le dichiarazioni più chiare sono state quelle di Irene Baroni e di Filippo Candio che vi invitiamo ad ascoltare.

La soluzione ci sarebbe ma...

Una soluzione sembra esserci e risulta anche piuttosto evidente. Ampliare il mercato creando un poker europeo che possa servire tutti i paesi che hanno regolarizzato e legalizzato il poker online sul proprio territorio. “Elementare Watson” ma non quando si arriva al dunque. Le trattative sono in corso, ma per il momento non si riesce ad arrivare a un consenso, principalmente a causa delle differenze nelle normative e nelle leggi sul gioco applicate in ogni paese, per non parlare delle differenze nella tassazione.

Un’altra soluzione sarebbe la regolamentazione del gioco live autorizzando circoli e club ad offrire il poker live creando nuove sinergie fra poker live e online. Qui, se questo non succede, la colpa è tutta italiana. Fra la burocrazia e gli interessi palesi e nascosti dei sggetti coinvolti in questo cambiamento delle normative, la legalizzazione del poker live in Italia e l’emissione delle 1000 licenze di cui si parla da anni, slitta continuamente.

Conclusione

La situazione, a dire il vero sembra senza speranza. Forse è necessario che i dati peggiorino ancora di più per muovere le autorità italiane e d’oltralpe a prendere le dovutre decisioni per salvare il mercato.